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Non c'è nulla che può regalarti momenti magici ed emozioni forti come la passione per qualcosa o qualcuno; a volte neanche sentimenti sicuramente più completi riescono a farci vivere le stesse sensazioni, le stesse esperienze. Un po' come recita quel detto popolare, sempre di moda tra gli sportivi, molto meno tra le loro consorti: "la moglie si può cambiare ma la squadra del cuore mai!". Proprio a dimostrazione che un amore può anche finire ma la passione, se autentica naturalmente, mai. Ed allora quando per qualche motivo ci viene negata la possibilità di coltivare la nostra passione, l'amarezza è tanta e subentra una sorta di autoprotezione che ci spinge ad allontanarci da quelle cose alle quali non vorremmo mai rinunciare.
E' più o meno quello che in questo periodo sta succedendo a noi tifosi dell'Udinese e nello stesso momento al più grande campione della pluricentenaria storia della nostra squadra e probabilmente del mondo: Zico. Giusto ieri ho visitato il suo sito; dopo la sua visita a settembre scorso ad Orsaria, seguo costantemente le sue vicende e quanto scrive settimanalmente sul suo sito ufficiale. La notizia del suo allontanamento dalla panchina dell' Olympiacos non ha lasciato sorpresi solo noi, ma anche lui, soprattutto per il modo con cui è venuto a conoscenza della decisione: via internet. Sicuramente un comportamento da censurare nei confronti di un Campione di tale caratura.
Come ovvio Zico, da grande uomo qual'è, ha serenamente preso coscienza delle scelte societarie ed ha evitato di fare qualsiasi tipo di considerazione in merito, non dando adito a polemiche che lui stesso ritiene uno dei mali del calcio. Si è invece soffermato sugli incidenti che hanno caratterizzato la sua utlima presenza sulla panchina greca, manifestando tutta la sua amarezza per queste vicende che minano seriamente la sua incondizionata passione per questo sport. Ma Zico, oltre ad essere il grande Campione che tutti conosciamo, è anche un uomo fortunato ed al suo rientro a Rio ha avuto un'accoglienza straordinaria dalla sua famiglia, Sandra in testa.
Ecco allora che scrive nel suo sito un pezzo intitolato "Le cose importanti della vita" dove traspare tutta la felicità di un uomo che considera la famiglia una delle principali artefici del suo successo, un punto fermo insostituibile della sua vita (alla faccia del detto popolar-sportivo) ed il rammarico per non aver potuto essere presente nei momenti importanti. Sul letto di casa la sua maglia del Flamengo con il numero 2010, le foto dei suoi figli e nipoti ed una grande scritta: "Al nostro eterno Campione!!!". Roba da far emozionare anche le pietre, brava Sandra. Ma qualche riga più in basso tutta l'amarezza per non poter coltivare come vorrebbe la propria passione ed il comprensibile sfogo: "non so cosa farò in futuro, il calcio è la mia vita ma ora ho bisogno di riposare un po'".
Tornando al nostro momento bianconero ed alla nostra passione per l'Udinese, ne scorgo diverse analogie: l'amarezza per una passione che viene settimanalmente messa a dura prova, non tanto per i risultati, quanto per un progetto sportivo che stentiamo sempre più a comprendere, per una gestione di questa situazione di crisi fumosa e confusionaria, a partire dalle dichiarazioni dei vertici: "andremo sul mercato", "non abbiamo bisogno di rinforzi", "a gennaio non partirà nessun giocatore di peso", "chi non si sente di far parte del progetto può chiedere di essere ceduto", persino difficile ricordarle tutte. Ma in fondo la passione per la nostra squadra è immutata, intramontabile e impossibile da scalfire; l'amore per il calcio, quello si, si affievolisce sempre più.
Ed allora nessuno può permettersi di giocare con la nostra passione, nessuno può far leva sulla nostra passione per perseguire obiettivi diversi. L'Udinese è la squadra della nostra terra, rappresenta tutti noi e rappresenta un modo di essere e di vivere che è solo nostro. Non voglio neanche pensare al sentimento che alberga ora nei cuori delle centinaia di migliaia di friulani, appassionati bianconeri, che vivono fuori dalla nostra piccola patria, ma lo immagino. Spero che questa grande amarezza torni presto a trasformarsi in emozione, non solo attraverso risultati sportivi migliori, ma anche e soprattutto per una ritrovata complicità con chi sta ora pericolosamente giocando con il nostro cuore "sportivo". |
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Gianluca mi leggi nel pensiero?
Scritto da: tasha59 () 01-02-2010 22:29